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Genitori e insegnanti insieme per capire “che fare” di fronte alle prossime iscrizioni scolastiche PDF Stampa E-mail
Salviamo la Scuola Pubblica Alto Novarese
Sabato 24 Gennaio 2009 21:23

Un pubblico numeroso  e attento ha seguito ieri sera, 23 gennaio, presso il Comune di Arona il secondo incontro pubblico organizzato dal Coordinamento "Salviamo la scuola pubblica" di Novara e dell'Alto Novarese.  A nome del Coordinamento ha introdotto i lavori Stefano Gubian che, come genitore, ha sollecitato l’attenzione dei presenti sulle gravi conseguenze delle nuove norme in materia di organizzazione scolastica e sulla necessità di informare correttamente le famiglie in previsione delle prossime iscrizioni alle classi prime.

A chiarire dal punto di vista tecnico le conseguenze della Legge 169/08 e della recente Circolare ministeriale sulle iscrizioni, è intervenuto il dirigente scolastico Nicola Fonzo. Le famiglie che iscriveranno i figli alla scuola primaria nell’a.s. 2009/2010 – ha spiegato Fonzo – si troveranno a scegliere tra più modelli orari (40, 30, 27 e 24 ore), ma la loro scelta non è garantita e non è certo che sarà loro dato ciò che chiedono. La possibilità di attivare il modello delle 30 e delle 40 ore sarà subordinato alla disponibilità dell’organico assegnato alle scuole e non potrà comunque superare il numero di classi già funzionanti a 40 ore nel presente anno scolastico. Con i tagli finanziari previsti sarà inoltre difficile che il Ministero possa soddisfare le richieste delle famiglie che, anche in recenti sondaggi, si sono espresse a favore del modello delle 40 ore. La validità di tale modello trova fondamento in motivazioni di ordine pedagogico (didattica con tempi distesi, più tempo per la socializzazione, possibilità di svolgere esperienze laboratoriali) e di ordine sociale (necessità per i genitori che lavorano di affidare i figli alla cura di strutture pubbliche qualificate). Purtroppo da quest’anno con la Legge 169/08 il tempo pieno perderà uno dei suoi punti di forza con l’eliminazione delle ore di compresenza che, consentendo agli insegnati di lavorare insieme e contemporaneamente sui problemi della classe e dei singoli alunni, assicuravano l’arricchimento dell’offerta formativa, il recupero degli svantaggi e il potenziamento delle eccellenze. «La scelta del  modello delle 40 ore – ha affermato Fonzo –  resta però l’opzione migliore che i genitori possano ancora esprimere. Il Ministro Gelmini ha più volte affermato di voler soddisfare le richieste delle famiglie; l’invito ai genitori è quindi di chiedere comunque le 40 ore e di vedere se il Ministero rispetterà le promesse».

Allo psicologo e psicoterapeuta Claudio Maulini  è toccato il compito di illustrare le conseguenze culturali e sociali di più lunga scadenza della “contro-riforma” Gelmini. Maulini ha osservato che i risparmi realizzati oggi con i tagli alla scuola pubblica si tradurranno domani in gravi costi economici e sociali. La riduzione del tempo scuola comprometterà la qualità dell’offerta formativa e creerà disparità tra i bambini, a tutto svantaggio dei più deboli  e di coloro che non potranno permettersi di pagare un “surplus” di istruzione.  Ne scaturirà una società globalmente più povera perché non saranno state valorizzate le potenzialità di ciascuno, a prescindere dalle condizioni socio-economiche di partenza. Maulini ha poi confessato di non capire come alcuni suoi colleghi (pochi per fortuna!) possano  considerare positivamente il ritorno al “maestro unico”.  L’esperienza sul campo dimostra come il maestro unico (un caro ricordo per alcuni, ma non per tutti anche nelle generazioni passate) sia una figura anacronistica in una società complessa come quella attuale. Ai bambini sono necessari molti saperi e l’insegnante unico non può fare ricerca approfondita, a livello di contenuti e di metodologia, in ogni campo del sapere. Inoltre, in una situazione con pluralità di docenti, il bambino ha più occasioni di trovare il punto di riferimento a lui maggiormente congeniale.  Maulini ha infine sottolineato che un’altra grave conseguenza della Legge Gelmini è l’eliminazione delle compresenze in quanto impedisce un effettivo lavoro di équipe. Lavorare contemporaneamente in classe consente di svolgere attività didattiche altrimenti impraticabili e sollecita gli insegnanti a cercare insieme le soluzioni migliori ai problemi, offrendo concretamente ai bambini l’esempio di un modello di comportamento cooperativo e di un’esperienza pratica di ricerca.  Mentre gli altri paesi europei  si muovono in questa direzione,  la scuola italiana rischia di perdere una tradizione consolidata e d’avanguardia che aveva portato la scuola primaria ai primi posti nelle graduatorie delle indagini internazionali.

 
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