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CSISV
Mercoledì 29 Ottobre 2008 09:32
Il Gruppo di Insegnanti dell’Istituto Ferrini-Franzosini di Verbania,

esprime grande preoccupazione per i provvedimenti governativi di politica scolastica, ritenendo che la loro attuazione possa costituire, da ora e per i prossimi anni,
un forte danno per tutto il sistema pubblico d’istruzione, per la qualità della scuola,
per l’occupazione e la dignità di tutti i lavoratori della scuola.

Il disaccordo con quanto il Governo sta facendo e proponendo per la scuola viene interpretato come rifiuto di cambiamento della scuola stessa. A questa accusa rispondiamo che:

- Noi non vogliamo che la scuola resti così com’è: da tempo aspettiamo una vera riforma scolastica, che abbia però la validità didattica e formativa per rispondere alle esigenze attuali e future della società e che possa attuarsi con risorse umane ed economiche sufficienti.
Per questo chiediamo di essere coinvolti nella sua progettazione e attuazione. Quanto avviene sembra invece escludere colloquio con chi vive la scuola sia come operatore che come utente.

- La premessa al Piano Programmatico degli interventi sulla scuola, presentato dal Ministro dell’Istruzione lo scorso 19 settembre come attuazione dell’art. 64 della legge 133/08 è condivisibile: la “centralità della scuola quale sede privilegiata di formazione integrale della persona, di crescita umana, civile e culturale delle giovani generazioni e fondamentale fattore di sviluppo della società nel suo complesso”.
E’ però evidente che questo Piano è articolato in base ad un unico criterio: realizzare le “economie di spesa” (vale a dire i tagli) che sono state fissate dalla Legge 133/08 (“Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico…”) e che ammontano, per i prossimi tre anni, a un totale di 7 miliardi e 800 milioni di euro.
Riteniamo che non si possa parlare di “riforma scolastica” quando il motivo dei cambiamenti è un taglio radicale delle risorse da destinare alla scuola e all’istruzione.
Il Piano programmatico è molto preciso nell’indicare quante riduzioni del personale deriveranno da ogni provvedimento, a partire dall’anno scolastico 2009/10 e per i due successivi: in totale sono 87.341 posti del personale docente e 44.500 posti del personale ATA (cioè il personale non docente della scuola).
I tagli del personale porteranno innanzitutto ad una peggiore organizzazione del nostro lavoro e, come immediata conseguenza, ad un peggiore servizio agli studenti e alle famiglie.

- Ci preoccupa anche il futuro cambiamento dello status giuridico del personale della scuola prospettato dal Disegno di Legge “Aprea” che vuole trasformare l’identità stessa della professione degli insegnanti e delle scuole le quali assumerebbero uno status simile ad un’impresa economica (Consiglio di Amministrazione, finanziamenti da privati, sponsorizzazioni, amministrazione economica affidata a ditte esterne…).
Noi, come lavoratori della scuola pubblica, difendiamo con forza il nostro ruolo, sulla base di quanto dice la Costituzione, cioè che “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione” (art. 98), ma anche che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” (art. 33). Difendiamo anche l’attuale possibilità di avere “un’organizzazione sindacale libera” (art. 39) e di lavorare in istituti che, in attuazione della Legge 79/97, hanno “autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo”.  

- Sulla base della Costituzione, vogliamo anche difendere il principio che “la scuola è aperta a tutti” (art. 34). Giudichiamo quindi sbagliata e vergognosa la proposta di instituire “classi-ponte” per bambini e ragazzi stranieri asserendo di voler far apprendere loro l’Italiano prima di inserirli nelle classi. Chi propone ciò non conosce la notevole professionalità acquisita già dai colleghi delle scuola dell’infanzia, primaria e superiore nel facilitare l’inserimento dei bambini figli di immigrati e la ricchezza culturale e umana che la loro presenza apporta al lavoro quotidiano.

- Posizione molto critica esprimiamo anche nei confronti dei provvedimenti governativi che, sempre con l’intento di ottenere “economie di spesa”, riguardano una razionalizzazione della rete scolastica. Questo significa: progressiva chiusura delle scuole piccole, con meno di 50 alunni e accorpamento di scuole con studenti al di sotto di un certo numero. Tra gli esempi citiamo la scuola dell’infanzia di Suna che in base a quanto detto verrebbe chiusa.

- Il Piano Programmatico del Governo prevede, seppure in modo generico, una riformulazione dei piani di studio di tutti gli ordini e gradi della scuola.
Il nuovo assetto degli Istituti Tecnici e Professionali, con cambiamenti profondi e radicali rispetto alla situazione attuale, impensierisce il nostro istituto perché viene così decretata la conclusione di ogni forma di sperimentazione: questo avrà conseguenze distruttive per l’Istituto “Ferrini-Franzosini” e l’ITI “Cobianchi”, ponendo fine ad esperienze didattiche e formative di eccellenza, faticosamente costruite nel corso degli anni. Anche la riduzione oraria e la scelta delle discipline del Liceo sono origine di forti inquietudini.

- La revisione dei quadri orari prevedono una riduzione del “tempo-scuola”, cioè meno ore di scuola rispetto alle attuali. Attualmente il dibattito e il contrasto si concentrano soprattutto sulle prospettive per la scuola primaria e sul cosiddetto “tempo pieno”, che prevede ore di scuola al pomeriggio. La riduzione del personale e il ritorno al “maestro unico” comporterà di fatto l’impossibilità di poter “fare” scuola al pomeriggio. Le continue rassicurazioni da parte del Ministro Gelmini per la salvaguardia ed anzi l’aumento del “tempo pieno” sembrano piuttosto strane, se si tiene conto sempre dei numeri del personale da tagliare per ottenere i risparmi voluti.

Per quanto riguarda la nostra protesta:

Invitiamo noi stessi, tutti i colleghi, gli studenti e i genitori  ad una maggiore informazione su quanto sta accadendo.
Siamo di fronte ad una semplificazione (ma spesso anche disinformazione) da parte di molti mass-media; assistiamo anche ad una crescente caratterizzazione politica della contrapposizione tra chi è favorevole e chi è contrario ai provvedimenti governativi sulla scuola. Noi chiediamo in primo luogo che l’informazione sia migliore e più completa, basata sui documenti e sui fatti, non su dichiarazioni vaghe o su slogan. In questo senso proponiamo la partecipazione a momenti di informazione e discussione.

Chiediamo a  studenti e  genitori  di comprendere le ragioni dello sciopero generale del personale della scuola che è stato indetto da CGIL, CISL, UIL, Snals e Gilda per giovedì 30 ottobre.
Per noi si tratta di tradurre in una forma visibile di protesta la nostra opposizione ai provvedimenti del Governo per la scuola.

Chiediamo, a tutti gli studenti e i genitori che lo ritengano giusto, di unirsi alla nostra protesta, partecipando alle iniziative che si stanno definendo per lo stesso 30 ottobre.
In particolare proponiamo:
la partecipazione ad attività di informazione e discussione (ma anche a momenti più leggeri e creativi…) nel pomeriggio e alla sera del 29 ottobre;
la partecipazione alla manifestazione pubblica che si svolgerà a Verbania nella mattinata del 30 ottobre, in concomitanza con lo sciopero.

Chiediamo, a noi stessi, ai docenti, agli studenti e ai genitori di mantenere viva l’attenzione su quello che succederà in avvenire a riguardo della scuola e dei suoi cambiamenti.
Si prospetta una fase lunga di confusione e di contrasto e ci sarà bisogno di altre iniziative ed azioni.

Oggi

Nel prossimo futuro

Problema

Le classi sono formate da un numero massimo di 30 alunni

Ci sarà un incremento di un punto del rapporto alunni/docente entro il 2011/2012 (art. 64 L. n. 133/2008). Ciò significa che le classi saranno formate da un numero massimo di studenti superiore a 30.

Classi sempre più numerose consentiranno ai docenti di perseguire una efficace azione educativa e di poter lavorare in piccoli gruppi personalizzando gli apprendimenti con recuperi o approfondimenti?

L’orario settimanale è di 36 ore

L’orario settimanale sarà di 32 ore per gli Istituti Tecnici e di massimo 30 ore per i Licei (Piano Programmatico)

Quali saranno le discipline che subiranno una riduzione delle ore o che potrebbero essere eliminate?

In molti Istituti tecnici esistono indirizzi di studio di tipo sperimentale ormai consolidati da tempo (es. Liceo Tecnico delle Costruzioni, Mercurio)

Non verranno attivate le sperimentazioni (Piano Programmatico).

L’istruzione tecnica sarà divisa in due settori: 1- economico (indirizzi: amministrazione-finanza-marketing e turismo);

2- tecnologico (indirizzi: meccanica-meccatronica-energia, logistica-trasporti, elettrotecnica-elettronica, informatica-telecomunicazioni, grafica-comunicazione, chimica-biologia, tessile-abbigliamento-moda, agricoltura-agroindustria, costruzioni-ambiente-territorio)

Quale sarà il nuovo assetto degli Istituti Tecnici e Professionali?

Saranno in grado le scuole di effettuare attività di orientamento agli studi superiori?

Esistono scuole con meno di 50 alunni

Chiuderanno le scuole con meno di 50 studenti (Piano Programmatico)

In ben 82 scuole della nostra Provincia c’è questa prospettiva di chiusura.

Numerose ore sono dedicate ad attività di tipo laboratoriale

Verranno ridotte del 30% le forme di compresenza tra insegnante tecnico-pratico e assistente tecnico (Piano Programmatico). Ciò significherà meno ore di laboratorio

Potranno ancora gli studenti coltivare numerose esperienze pratiche e unire il “sapere” al “saper fare”?

Le scuole pubbliche sono finanziate dallo Stato

Le scuole saranno trasformate in fondazioni con possibilità di avere finanziamenti da parte di enti pubblici e privati, altre fondazioni, associazioni di genitori e di cittadini, organizzazioni no profit (Proposta di legge 953/2008)

L’offerta formativa degli Istituti dislocati sul territorio nazionale sarà ancora omogenea?

Le classi sono formate dal alunni italiani e stranieri

Verranno create classi-ponte, ovvero differenziate per alunni stranieri

La scuola è ancora “aperta a tutti”? (art. 34 Costituzione italiana)

 
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